I pregiudizi sull’accessibilità web sono spesso radicati nella mente di designer, developer, agenzie e aziende.
Purtroppo sono proprio questi pregiudizi ad ostacolare la diffusione delle buone pratiche di accessibilità e a creare barriere, barriere che impediscono a milioni di persone di utilizzare un sito web correttamente.
Quando parlo di accessibilità dedico sempre un quarto d’ora buono a parlare dei pregiudizi sull’accessibilità, quali sono i più diffusi e perché non hanno alcun senso.
Non per nulla ho dedicato anche un capitolo del mio libro Switch on: Accessibilità solo a questo argomento!
In anni e anni di lavoro ho raccolto moltissimi di questi pregiudizi, sia da parte di colleghe e colleghi web designer e web developer, sia da parte di clienti che sottovalutavano l’importanza di avere un sito web accessibile.
Ecco i più comuni.
“È solo per poche persone”
Quando si parla di accessibilità, web e non, si pensa subito alle persone con disabilità.
In realtà, un prodotto accessibile giova a milioni di persone, con disabilità permanenti o temporanee, situazionali o invisibili, oltre che a persone senza alcuna disabilità che semplicemente usano metodi alternativi per usare quel prodotto.
Ti faccio due esempi concreti:
- rapporto di contrasto dei testi: se un testo non ha un rapporto sufficiente di contrasto rispetto allo sfondo, risulterà difficile da leggere per chi ha impedimenti visivi, ma anche da chi sta usando lo smartphone sotto la luce diretta del sole. In questo secondo caso, non c’è alcuna disabilità fisica permanente e si tratta di una situazione che potenzialmente può capitare a chiunque;
- uso da tastiera: io non ho alcun impedimento motorio delle mani, posso muovere liberamente le dita e le mani. Tuttavia, mi capita spesso di avere molto male al polso e alle dita per il tanto tempo trascorso al pc, così preferisco utilizzare solamente la tastiera ed evitare mouse e trackpad. Non ho alcuna disabilità permanente, ma scelgo di usare un sito web da tastiera e se il sito che sto usando non mi permette di navigare correttamente da tastiera, è probabile che mi spazientisca e chiuda il sito.
Un’altra considerazione importante da tenere a mente è che quando parliamo di disabilità non ci riferiamo solamente a impedimenti fisici o mentali gravi, ma anche alle cosiddette “disabilità invisibili”:
- ADHD
- dislessia, discalculia, disgrafia e disortografia
- disturbi dello spettro autistico
- dolori cronici
- epilessia
- neurodivergenze
Queste non sono considerate vere e proprie disabilità, e nella tua vita potresti aver conosciuto molte persone dislessiche o autistiche senza neanche accorgertene.
Ciononostante, queste persone hanno delle necessità particolari e un sito web accessibile contribuisce a rimuovere le barriere che incontrano ogni giorno.
Dunque, l’accessibilità non riguarda solo le persone con disabilità permanenti, fisiche o mentali, ma riguarda potenzialmente chiunque.
In ultimo, mi viene da dire anche questo: se anche l’accessibilità riguardasse poche persone, perché non dovremmo occuparcene? Forse quelle persone hanno meno valore?
E se quella persona, un giorno, fossi tu o qualcuno che conosci e a cui vuoi bene?
“È troppo difficile”
Qualsiasi attività, se non è mai stata affrontata, risulta difficile.
Ricordi la prima volta che hai scritto del codice HTML o CSS? O la prima volta che hai provato a installare WordPress? Sono sicura che non è stato facile come è adesso.
Molte delle linee guida (le WCAG) di accessibilità web in realtà sono semplici, soprattutto se ti occupi di web design e realizzi siti web con poche funzionalità complesse:
- codice HTML pulito
- tag HTML corretti
- elementi visivi ben distinguibili
- linguaggio chiaro e semplice
- esperienza utente curata
Credimi, nella maggior parte dei casi le regole tecniche e complesse da tenere a mente sono poche e una volta imparate diventano parte integrante del tuo modo di lavorare.
Inoltre, sono dell’idea che “poco accessibile” o “mediamente accessibile” sia sempre meglio di “per niente accessibile”.
“I siti accessibili sono brutti”
Qui il pregiudizio è doppio.
Il design, inteso come aspetto grafico del sito, non è il fine, ma un mezzo. Un sito web può essere bellissimo, ma se non può essere utilizzato correttamente da milioni di persone, potrebbe risultare inutile.
Un buon design non deve essere “bello”, deve essere “funzionale”: l’estetica è solo una parte del processo.
La bellezza è sempre soggettiva, per cui un sito web che per me può essere molto piacevole a te può sembrare “brutto”, per cui è complicato ribattere a un pregiudizio come questo, che non si basa su dati oggettivi.
Dal mio punto di vista, unire estetica e accessibilità è assolutamente possibile.
Ci sono aspetti che risultano incompatibili, come ad esempio le animazioni (che per l’accessibilità vanno evitate o ridotte) e gli stili troppo brutali (colori estremamente sgargianti e testi molto grandi possono causare problemi a persone neurodivergenti, per esempio).
Questo non significa che bisogna rinunciare all’estetica, ma piuttosto che come web designer dobbiamo trovare il giusto compromesso fra questi due aspetti.
Il sito che stai navigando in questo momento è accessibile, e ha un grande lavoro di art direction alle spalle.
Può piacere o non piacere, ma ti garantisco che l’estetica è stata curata con attenzione e ogni scelta di design è stata fatta con un occhio all’accessibilità e un occhio al design.
“I tool automatici sistemano tutto”
Forse lo sai già: esistono plugin e widget chiamati accessibility overlay che aggiungono stili particolari in base alle necessità espresse dall’utente (es. testi più grandi, contrasto maggiore, colori più tenui…).
Questi strumenti possono aiutare molto a migliorare l’accessibilità dell’interfaccia, ma attenzione: modificano solo l’aspetto della pagina, senza correggere realmente gli errori di accessibilità.
Ergo: se il tuo form di contatto non è utilizzabile da tastiera, devi mettere mano al codice. Punto.
Non solo, ma gli accessibility overlay presentano spesso criticità nella gestione dei dati (per esempio alcuni richiedono che l’utente indichi la propria disabilità e poi il dato viene inviato al server per analisi), nella user experience (e se una persona avesse più di una disabilità?) e vengono proposti dalle aziende che li vendono come soluzioni definitive. Ma non lo sono.
A tal proposito ti segnalo l’articolo di Roberto Scano “Accessibilità digitale: un passo avanti con le nuove Linee Guida AgID sull’European Accessibility Act”, in particolare questo estratto:
“(…)gli accessibility overlay non possono essere considerati soluzione strutturale o principale: possono essere impiegati solo come misura temporanea su elementi specifici, e soltanto dopo un audit documentato che certifichi l’assenza di raccolta o trasmissione di dati sensibili. Una posizione netta, che riprende anche le indicazioni della Commissione Europea: gli overlay non sostituiscono l’accessibilità nativa e violano spesso i principi di “by design” e “by default” richiesti dall’EAA.”
Il pregiudizio più pericoloso di tutti: il “target di nicchia”
Questo si ricollega un po’ al primo pregiudizio di cui ti ho parlato e ritengo sia il più pericoloso di tutti.
Molti pensano che un certo sito web non venga usato da persone con disabilità.
Proprio recentemente mi è capitato un cliente che mi ha detto: “Ma noi vendiamo esperienze in outdoor e percorsi in bici, mica le persone disabili vengono a guardare il nostro sito!”.
(Un bel respiro. Non perdere la calma, Valeria)
Qui ci sono due aspetti importanti da considerare:
- per quante analisi tu possa fare, non saprai mai con certezza chi visita il tuo sito. Per riprendere l’esempio di questo cliente, forse non ha pensato che una mamma cieca potrebbe voler prenotare un’esperienza in outdoor per la figlia, oppure che un uomo dislessico ma perfettamente capace di andare in bici potrebbe voler prenotare un itinerario in bicicletta sul sito. Di conseguenza, se il sito pone barriere per le persone con impedimenti visivi e persone che hanno difficoltà nella lettura, ha potenzialmente perso due clienti;
- giudicare a priori ciò che una persona può o non può fare in base alla sua condizione di disabilità è, di fatto, una forma subdola di abilismo, ovvero la discriminazione nei confronti delle persone con disabilità.
Conclusioni
Quando si parla di accessibilità web è inevitabile lo scontro con pregiudizi e, purtroppo, forme più o meno gravi di abilismo.
Tutti questi preconcetti contribuiscono a introdurre barriere, anziché rimuoverle, e a considerare l’accessibilità come un peso anziché un’opportunità.
Io la vedo diversamente.
Credo che ognuno di noi abbia la responsabilità di fare ciò che è necessario per rimuovere barriere, facilitando l’accesso a servizi e informazioni per tutte le persone, indipendentemente dalle condizioni fisiche e mentali