Qualche giorno fa ho ricevuto un commento sotto uno dei miei post LinkedIn.

L’autore sosteneva, in sostanza, che i siti web di alto livello – quelli che costano davvero tanto – sono come quelli che si vedono su Awwwards.

Compreso il suo.

La cosa mi ha incuriosito.

Sono andata a visitare il sito dell’autore del commento e, nel giro di pochi minuti, ho individuato una lunga serie di problemi di accessibilità, user experience e contenuti, il tutto con una grafica che di Awwwards non aveva proprio nulla ma forse voleva solo imitare quel look and feel, senza riuscirci.

Questo scambio mi ha dato modo di ragionare su un argomento centrale nel nostro mestiere: cosa vuol dire davvero “web design di alto livello?”

Sul tema, secondo me c’è parecchia confusione. Ora ti dico come la vedo io.

Perché tutti parlano di Awwwards?

Se lavori nel settore digitale probabilmente conosci già Awwwards.

Per chi non lo conoscesse: si tratta di una piattaforma che raccoglie e premia quelli che vengono considerati i migliori siti web del mondo.

Nella pagina ufficiale si legge:

“The awards that recognize the talent and effort of the best web designers, developers and agencies in the world.”

Ed è in parte vero, perché i siti web che trovi qui sopra sono una figata:

  • Animazioni curate nei minimi dettagli.
  • Micro-interazioni sofisticate.
  • Effetti visivi che sembrano usciti da un film di James Cameron
  • Esperienze immersive che spesso spingono al limite ciò che è possibile fare con le tecnologie web.

Da professionista del settore, anch’io li guardo spesso, non senza una punta di invidia!

Ma poi bisogna fare un passo indietro e chiedersi: va bene l’esperienza immersiva, va bene il sito “WOW”, ma stiamo parlando di un sito web, o di un’opera d’arte?

Qui sta l’inghippo: non cogliere la reale natura di un sito web, il contesto del progetto e gli obiettivi che deve raggiungere.

Un sito spettacolare è automaticamente un buon sito?

La mia risposta breve è: no.

Per me, un sito web è fatto di tantissimi aspetti diversi:

  • estetica
  • memorabilità
  • esperienza utente
  • SEO
  • accessibilità
  • ottimizzazione del tasso di conversione (o CRO)
  • velocità di caricamento
  • pulizia del codice
  • sicurezza
  • manutenibilità e scalabilità nel tempo

Dunque, come puoi intuire, per me la qualità di un sito web sta nel riuscire a creare un buon equilibrio che tenga conto di tutti questi aspetti, orchestrati per raggiungere gli obiettivi del brand.

Un sito web come quelli che trovi su Awwwards non è detto che li raggiunga.

Così ho deciso di analizzare alcuni “Site of the Day” pubblicati negli ultimi anni, per commentare i risultati con dati tangibili e oggettivi.

E non sono rimasta soprpresa dai risultati.

Caso 1: il sito di Lando Norris

Partiamo dal sito ufficiale di Lando Norris, pilota di Formula 1.

Dal punto di vista puramente estetico, è notevole:

  • Direzione artistica coerente
  • linguaggio visivo aggressivo e dinamico
  • animazioni che comunicano perfettamente il mondo delle corse.

Ma nei primi dieci secondo in cui ho visitato il sito, ho già trovato un sacco di errori di usabilità ed accessibilità.

Partiamo dalla hero section:

  • animazioni continue e persistenti
  • difficoltà nell’individuare il cursore
  • impossibilità di raggiungere il menu tramite tastiera
  • focus invisibile o quasi invisibile su diversi elementi.

L’aspetto più fastidioso sono proprio le animazioni.

Tutto si muove continuamente.

Dopo qualche minuto di navigazione ho iniziato a provare una sensazione di affaticamento visivo.

Per alcune persone potrebbe essere soltanto un fastidio superabile, ma per altre, ad esempio utenti neurodivergenti o particolarmente sensibili al movimento, potrebbe trasformarsi in un ostacolo concreto alla navigazione.

Continuando l’analisi emergono altri problemi:

  • contrasti cromatici insufficienti;
  • focus poco visibile;
  • performance discutibili;
  • animazioni praticamente ovunque.
Il colore usato per evidenziare i link con focus attivo non contrasta a sufficienza e risulta quasi invisibile

Il sito è certamente un prodotto memorabile, che comunica usando un linguaggio adatto al contesto.

Ma al tempo stesso esclude milioni di persone che, per un motivo o per un altro, non riusciranno ad utilizzare correttamente la pagina, oppure ci riusciranno ma con fatica e frustrazione.

Va bene – forse – per il sito di Lando Norris.

Ma va bene anche per il tuo?

Caso 2: sito aziendale fatto in three.js

Ho poi analizzato un altro Site of the Day: il sito di Igloo.

Dal punto di vista creativo è probabilmente ancora più impressionante.

L’intera esperienza è costruita con Three.js, una libreria che permette di creare ambienti 3D e interazioni avanzate direttamente nel browser.

Sono onesta: quando viene utilizzata bene, questa tecnologia può produrre risultati straordinari, e io resto sempre a bocca aperta davanti a questi prodotti, che sembrano quasi installazioni artistiche.

La domanda però è: stiamo progettando un sito web aziendale oppure una performance artistica digitale?

Perché gli obiettivi di questi due prodotti sono MOLTO diversi!

E infatti questo sito web funziona molto bene per impressionare l’utente e creare l’esperienza memorabile che probabilmente un possibile cliente cerca, ma nel 90% dei siti web di aziende italiane gli obiettivi da raggiungere sono altri.

Dopo alcuni minuti di navigazione ho iniziato a sentirmi disorientata, confusa.

Non riuscivo a capire con chiarezza:

  • chi fosse l’azienda;
  • quali servizi offrisse;
  • cosa la differenziasse dai concorrenti;
  • dove fosse localizzata;
  • come contattarla.

In pratica mancavano molte delle informazioni che normalmente un utente cerca quando visita il sito di un’agenzia.

E dunque, anche in questo caso, chiediti: il sito Igloo funziona per quel brand, ma funziona anche per il progetto che devo realizzare?

Il problema dell’accessibilità

Qui arriviamo a uno degli aspetti più critici: l’accessibilità.

Nel caso di Igloo, l’accessibilità è praticamente assente.

Il motivo è molto semplice: nei siti web fatti con three.js (ma credo anche altre tecnologie simili) l’intero sito viene renderizzato all’interno di una canvas.

Ergo: niente tag HTML!

Di conseguenza:

  • non esiste una struttura HTML semantica;
  • la navigazione tramite tastiera non funziona correttamente;
  • gli screen reader non riescono a interpretare i contenuti;
  • l’accessibility tree è praticamente vuoto.

Tu potrai pensare: “eh vabeh, ma vuoi mettere quanto è bello un sito fatto in three.js?”.

Certo che è molto bello, ma se milioni di persone non possono usarlo, è un po’ come prendere il David di Donatello e piazzarlo su una salita ripida di un kilometro:

Se non hai nessun impedimento, puoi andare ad ammirare la statua.

Se sei in carrozzina, usi il bastone o hai una cardiopatia, non potrai farlo.

Al di là delle opinioni e della sensibilità di ognuno di noi, devi poi considerare che il sito che stai realizzando potrebbe essere soggetto allo European Accessibility Act o alla Legge Stanca. In quel caso, un sito in three.js non è un’opzione.

E la SEO?

SEO tecnica: non pervenuta.

Molti professionisti continuano a considerare la SEO come una disciplina separata dal web design, ma in realtà sono strettamente collegate!

Se un sito:

  • non utilizza HTML semantico;
  • ha performance scadenti;
  • presenta problemi di navigazione;
  • genera confusione negli utenti;

allora sta creando ostacoli sia alle persone che ai motori di ricerca.

Per questo mi piace parlare, come per l’accessibilità, di SEO-by-design, perché molte scelte progettuali che vengono prese a inizio progetto inevitabilmente finiranno per influenzare anche la SEO.

Un sito che punta esclusivamente sull’effetto wow spesso trascura molti aspetti necessari per far funzionare la SEO tecnica.

Un sito senza accessibility tree è praticamente invisibile ai bot di Google e alle AI.

E, ripeto, questo può essere un problema marginale per un brand molto conosciuto, ma per un brand che ha bisogno di lavorare sulla SEO per essere scoperto, questo è un problema enorme.

A cosa serve un sito che esclude gli utenti?

Questo è ciò che ti invito a chiederti, davvero.

Un sito web può essere bellissimo, ricco di animazioni, video, vincere premi come quelli di Awwwards.

Ma se le persone non riescono ad utilizzarlo correttamente, tutto questo serve solo a una cosa: pompare l’ego di chi lo ha realizzato, e magari di chi lo ha pagato!

Scherzi a parte.

Ci sono web designer e web developer che creano solo esperienze immersive e siti web da Awwwards, e fanno un lavoro egregio.

Non critico l’approccio in sé per sé, ma la sua adozione tout-court, aprioristica e priva di critica.

Se devi realizzare il sito web per una campagna pubblicitaria temporanea, in cui il brand ha bisogno di creare una pagina web che buca lo schermo, memorabile, allora il “sito Awwwards” è la scelta giusta – magari con una versione a parte semplificata per l’accessibilità -.

Ma se stai realizzando il sito di una PMI che vuole sì apparire moderna e sofisticata, ma ha soprattutto bisogno di attirare nuovi clienti e raccogliere richieste di preventivo, ti garantisco che è meglio concentrarsi su SEO, accessibilità e web performance, e lasciar perdere le animazioni invasive.